Un tempo erano il cuore pulsante dei supermercati e dei superstore: lo Store Manager era regista, allenatore e frontman del punto vendita. Oggi, invece, sembra una specie rara, le ricerche di selezione si allungano, i candidati scarseggiano, e la “panchina” non c’è più.

Perché?
La risposta non è unica, ma la verità è che il ruolo non attira più come una volta.
- Responsabilità senza potere
Un tempo lo Store Manager decideva, correggeva, motivava, oggi, invece, si trova spesso ingabbiato tra procedure infinite, reportistica ossessiva e direttive centrali che riducono i margini di manovra. La frase più ricorrente? “Devo chiedere in sede”. - Carichi da dirigente, retribuzione da impiegato
Weekend lavorativi, turni infiniti, responsabilità su budget da milioni di euro… ma stipendi che raramente premiano la complessità del ruolo. La matematica non è un’opinione: i giovani talenti fanno altri conti. - Mestiere invecchiato male
La nuova generazione vuole crescita, formazione, equilibrio vita-lavoro e invece il punto vendita, spesso, viene percepito come “macchina che ti stritola”. Chi ha talento preferisce e-commerce, logistica, marketing digitale: campi più “sexy”. - Il cortocircuito del ricambio
La vecchia scuola di Store Manager non ha fatto in tempo a trasmettere davvero il mestiere: molti sono stati bruciati da pressioni eccessive, altri hanno cambiato settore; così manca la “palestra” per formare i successori.
Quindi a che punto siamo?
Si cercano eroi che sappiano gestire persone, margini, clienti, fornitori, conflitti e normative… ma si offre un contesto dove i margini d’azione sono sempre più stretti, e il mercato risponde con il silenzio.
La vera domanda che le direzioni devono farsi non è “dove sono finiti gli Store Manager?”, ma “perché dovrebbero scegliere noi?”.
Serve un ribaltamento culturale:
- Restituire autonomia decisionale.
- Rendere attrattivo il mestiere con percorsi di crescita chiari.
- Ripensare la leva retributiva e il work-life balance.
- Trasformare lo Store Manager da “guardiano dei processi” a leader d’impresa locale.
Altrimenti, tra qualche tempo, non parleremo più di “figure introvabili”… ma di un modello organizzativo che si è suicidato da solo.
