Perché le cooperative della DO possono (ancora) vivere?

La scorsa settimana ho avuto la possibilità di fare una bella e lunga chiacchierata con il presidente e il direttore commerciale di una nota cooperativa del nord Italia; uno degli argomenti discussi è stato quello che tratto in questo articolo: le cooperative della DO hanno ancora futuro?

E’ vero che negli ultimi anni, molti osservatori hanno decretato il declino delle cooperative della DO perché troppo frammentate, troppo lente, troppo condizionate da logiche interne.

Eppure, chi conosce davvero questo mondo sa che le cooperative possono ancora vivere, e bene, se riscoprono la loro vera natura in quanto il futuro non è solo “grande scala”, ma soprattutto rete intelligente e la cooperativa, se ben gestita, è esattamente questo: una rete che unisce indipendenza e sistema.

Dal mio punto di vista gli item da valorizzare possono essere:

1 Radicamento territoriale

Le cooperative nascono dal territorio e per il territorio, questo è il loro primo asset; conoscere i flussi reali di consumo, i gusti locali, la micro-domanda che sfugge ai big player ma va reinterpretato in chiave moderna, territorialità non come campanile, ma come prossimità intelligente.

2 Governance condivisa ma competente

Il modello cooperativo non deve essere un freno, può diventare una forma di leadership diffusa ma è necessario un cambio di passo: meno assemblee, più visione strategica, meno mediazioni, più direzione.

3 Marca del distributore come leva identitaria

La MDD è la voce della cooperativa; è qui che può raccontare valori, qualità, filiera corta e relazioni con i produttori locali. Se la MDD è coerente e ben gestita, diventa una bandiera di fiducia e  differenziazione.

4 Logistica come piattaforma di servizio

Ne ho parlato anche nell’articolo precedente, il sistema logistico cooperativo è spesso visto come un costo ma in realtà, è la spina dorsale dell’intero modello e può diventare servizio per le imprese associate, leva di fedeltà, strumento di efficienza condivisa perché chi riesce a servire bene i negozi, vince.

5 Prossimità e format agili

I format sotto i 500 m² sono il terreno naturale per la DO e se integrati con assortimenti evoluti, food to go, MDD distintiva e pricing coerente, diventano un presidio quotidiano contro la disintermediazione.

 6 Capitale relazionale

Nessuna multinazionale potrà mai replicare la fiducia personale tra centrale, affiliati e clienti e questo capitale relazionale, costruito in decenni, deve essere digitalizzato, valorizzato e raccontato.

Quindi alla domanda: le cooperative possono vivere?

A me viene naturale rispondere di sì con un “ma”: devono tornare a fare impresa con visione, coraggio e metodo. Non basta sopravvivere per “proprietà di sistema”; serve rinnovarsi per “merito di progetto”.

Il futuro non premierà la scala, ma la coerenza e chi saprà trasformare la propria identità cooperativa in vantaggio competitivo, potrà non solo vivere, ma guidare la nuova stagione del retail italiano.

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